VALUTAZIONE CRITICA DELL'ESPERIMENTO DI SCHENK CONDOTTO NEL RADIO DI CANE: OSSERVAZIONE DELLA ZONA OSSEA SOTTOSTANTE LA PLACCA DI FISSAZIONE.

 

Nell'osteotomia del radio di cane condotta da Schenk le aree di contatto direttamente sotto la placca sono le zone ove si esercita la massima compressione. La sezione istologica fatta a sei settimane dimostra chiaramente che la linea osteotomica è ancora visibile nonostante che un rilevante numero di osteoni nuovi la attraversi (11).

Dunque, non si avrebbe alcun riassorbimento preventivo della superficie osteotomizzata nonostante la pressione. Sinteticamente si può dire che nelle corticali a contatto, il rimodellamento haversiano realizza contemporaneamente sia la fusione dell'osteotomia, sia la ricostruzione strutturale della corticale.

 

Questo processo è piuttosto lento (più lento della guarigione della corticale opposta ), e nel radio di cane dell'esperimento, la percentuale di osso corticale occupata da tunnel di rimodellamento haversiano è la seguente: (11)

 

 

1-2  settimane                     0,4 %

3-4  settimane                   23,3 %

5-6  settimane                   30,0 %

7-8  settimane                     8,6 %

(Tabella ricavata da Histologie der Primaren Knochenheilung di Schenk R.K.)

 

 

Gli osteoni di rimodellamento attivi normalmente sono il 2-3 %, dunque nel radio di cane osteotomizzato, il rimodellamento inizia alla terza settimana, raggiunge l'apice verso la sesta, per poi calare verso la ottava. Parallelamente, nella corticale che circonda il collo dell'impianto TMI, a una settimana non si registra  nessun fenomeno visibile di attivazione. Alla seconda settimana, la percentuale di osteoni haversiani rimodellati, raggiunge il 30% e forse lo supera.   Alla ottava settimana la percentuale torna a valori quasi normali. Durante il ciclo di guarigione, non si verifica alcun fenomeno di riassorbimento della superficie di contatto con l'impianto.

Nel radio di cane (Schenk), nella zona corticale distale alla placca dove esiste una separazione di 150-300 m, a una settimana dall'osteotomia la neoformazione ossea è già iniziata, e non vi è segno di riassorbimento osseo. La riparazione ossea, è generata dalla comparsa di una trama vascolare nella rima, attivata dai fattori di crescita contenuti nelle piastrine,  e da uno strato di cellule osteoblastiche sulle pareti del difetto.

Questo strato di cellule osteoblastiche ha già prodotto tessuto osteoide a sette giorni. A quattro settimane la rima è completamente sigillata da osso primario che viene poi rimodellato secondo la struttura corticale.

Questa guarigione avviene con la formazione diretta di osso primario, cioè “formazione di osso non preceduta da formazione di tessuto cartilagineo o connettivo”. Infatti, dopo quattro settimane, il tessuto spongioso è quasi completamente rimodellato.

Nel 1978 è stato pubblicato da Mc Kibbin un lavoro, classico in ortopedia, in cui si descrive la biologia della riparazione delle fratture delle ossa lunghe (17). Nella sua descrizione, Mc Kibbin, definisce "Attivazione del callo primario", l'attivazione delle cellule quiescenti del periostio che avviene in conseguenza di traumi, a volte minimi, dell'osso.

Le cellule ossee che si attivano, nella riparazione attorno all'impianto TMI, sono essenzialmente quelle che formano l'endostio.

Queste cellule sono l'esatto analogo delle cellule ossee quiescenti del periostio. Dato che la  riparazione ossea attorno al corpo dell'impianto TMI dipende dalla attivazione di queste cellule, si è ritenuto di poter usare lo stesso termine "primario" usato da Mc Kibbin per l'attivazione delle cellule del periostio.

In molti altri lavori, dopo il 1978, è stato usato il termine " Primaria " in rapporto alla guarigione del tessuto osseo. In generale, ci si è riferiti a situazioni in cui il processo riparativo giungeva ad un certo stadio evolutivo senza complicanze e, con le modalità proprie della riparazione delle fratture non complicate.

 

( nota 1*) : Il termine “Riparazione Ossea Primaria” è stato introdotto in Ortopedia, nel 1974,  da R. K. Schenk professore di Anatomia dell'Università di Berna (11-13); due anni più tardi, nel 1976, il Prof. Rhinelander ha presentato un lavoro sullo stesso argomento (14,15,18). Mc Kibbin, del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia  del Cardyff  Royal Infirmary, in un classico lavoro sulla biologia della riparazione delle fratture delle ossa lunghe del 1978 (17), usò il termine "Attivazione del callo primario" per definire l'attivazione delle cellule ossee quiescenti appartenenti allo strato cambiale del periostio. In seguito, altri autori hanno usato il termine “primario” o “primaria” riferendosi alla riparazione ossea (19-39).                                                     

 

SISTEMA TMI

 

Il Sistema TMI nasce dallo studio della ROP e viene sviluppato sulla teoria dell'impianto radiciforme ad accoppiamento conico ( 46 ).

Osservando una fixture TMI vediamo che è suddivisa in due parti fondamentali:

- il collo, cilindrico liscio per 2,5 mm (fig4.) .

-  il corpo, conico pallinato  con spira automaschiante e scanalature defluenti (fig4)

Per la loro peculiare geometria queste differenti zone dell'impianto, sono perfettamente adattate al tipo di tessuto che andranno ad interfacciare.

In armonia con il concetto di ROP gli impianti TMI si osteoconnettono con il tessuto osseo in soli 45 giorni e quindi  al massimo in 60 gg. possono essere sottoposti a carico progressivo.

Le caratteristiche peculiari del TMI system sono:                   

-  Misure naturali: 9,11,13,15 mm di lunghezza e 3,7-4,2-4,7-5,2-6,2 mm di diametro

-  Grande semplicità e velocità di esecuzione. Questo permette di esporre il tessuto osseo per pochissimo tempo, quindi di non fare morire per anossia il tessuto osseo marginale.

-  La possibilità di applicazione anche transmucosa,

-  La preparazione cavitaria atraumatica, con una sola fresa (UNICA) che lavora a bassissima velocità e torque elevato.

-  L'inserimento per accoppiamento conico, quindi senza contatto diretto con l’osso fino a che la fixture non è completamente inserita, e soprattutto senza compressione.

-  Le scanalature verticali che permettono realmente il reflusso dei liquidi biologici evitando così le sovrappressioni idrauliche da inserimento.

 

 

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